23.2.09

LIBERALIZZAZIONI ADDIO

La Repubblica, suppl. Affari e Finanza 23 febbraio 2009
Liberalizzazioni addio Il Pdl strappa le lenzuolate.
di MASSIMO RIVA

Già al primo passaggio parlamentare, nella precedente legislatura, la lenzuolata di liberalizzazioni dell'allora ministro Pierluigi Bersani aveva subito tagli e amputazioni più da destra che da sinistra. Ma adesso che al governo
ci sono i sedicenti alfieri del libero mercato la situazione sta peggiorando vistosamente. Nelle mani della nuova maggioranza, infatti, quel che era un lenzuolo rischia di diventare un insignificante fazzolettino. Emendamento su emendamento, governo e parlamentari del centrodestra hanno ingaggiato una vera e propria battaglia campale.
L’obbiettivo è smontare, pezzo dopo pezzo, il provvedimento con il quale si era cominciato ad aprire a una maggiore concorrenza settori di mercato da sempre dominati da posizioni di rendita corporativa. Un primo esempio clamoroso (e indecente) della marcia indietro in atto riguarda uno dei capitoli di maggior
successo del provvedimento Bersani: quello relativo ai cosiddetti farmaci da banco. Con l'apertura di questo nuovo mercato si erano ottenuti benefici generali straordinari. In primo luogo, i consumatori hanno visto letteralmente precipitare i prezzi di alcuni prodotti di largo consumo con vantaggi non trascurabili per le loro
tasche.In secondo luogo, un po' in tutta Italia i farmacisti tradizionali hanno reagito a questa concorrenza nell'unico modo possibile ovvero abbassando a loro volta i prezzi e così dando piena ragione alla logica del provvedimento. Infine,
questa nuova realtà del mercato ha fatto sì che, nel volgere di circa un anno, siano nati 2.750 nuovi esercizi di parafarmacia, l'80 per cento dei quali per iniziativa di piccoli commercianti.
Che la corporazione dei farmacisti non riesca a tollerare questo taglio a una consolidata e lucrosa posizione di rendita si può anche capire: nessuno rinuncia volentieri a un simile privilegio. Ma che la voce e le pressioni di costoro potessero trovare eco in una maggioranza di governo schierata sempre a gran voce sotto la bandiera della libertà d'iniziativa economica questo è un salto politico e logico che rovescia ogni aspettativa. Purtroppo, però, è esattamente quel che sta accadendo. In proposito il sottosegretario Fazio, ministro della Salute in pectore, ha già fatto intendere, senza troppi giri di parole, che l'esperimento delle parafarmacie va rivisto e "razionalizzato", termine eufemistico per anticipare che verrà sostanzialmente soppresso.
E i benefici di spesa che la generalità dei consumatori ha ricavato dall'allargamento degli spazi di concorrenza? E i cinquemila cittadini che hanno trovato lavoro nella nascita dei nuovi esercizi commerciali? La scelta del governo
Berlusconi in proposito sembra ormai di una chiarezza sconcertante: la difesa dei privilegi della corporazione dei farmacisti tradizionali deve fare premio su qualunque altro interesse anche generale. Par di capire, insomma, che
la visione delle liberalizzazioni secondo l'attuale governo è che gli spazi di concorrenza si devono aprire soltanto a condizione di non recare il minimo disturbo alle rendite oligopolistiche consolidate sul mercato. Il che equivale a sopprimere in radice il senso stesso delle liberalizzazioni.
Come hanno perfettamente capito tutti i gruppi d'interesse coinvolti nella lenzuolata di Bersani che ora stanno premendo sul governo per riappropriarsi degli strumenti anticoncorrenziali con i quali per decenni hanno potuto spremere le tasche dei cittadini consumatori a loro totale arbitrio. Quello delle parafarmacie, infatti, non è che uno dei casi di svolta restauratrice: analoghe iniziative sono in corso nel settore dei contratti assicurativi e dei mutui bancari, per non dire dei continui rinvii della "class action" o del nulla che si sta facendo nel mondo delle libere professioni, dove i privilegi degli adepti raggiungono in qualche caso il tenore di cespiti feudali.
D'altro canto che il governo Berlusconi stia operando in materia una conversione a 180 gradi è ulteriormente provato dalla svolta radicale che il centrodestra ha operato su una questione di grande peso economico e politico:
quella della liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Tema sul quale nella precedente legislatura l'allora minoranza parlamentare,faceva fuoco e fiamme un giorno sì e un altro pure, accusando il centrosinistra di non voler mettere mano a una riforma per difendere la propria rete di potere nei comuni, nelle province e nelle regioni. Ma ecco che ora, vinte le elezioni e ottenuto il governo con una larghissima maggioranza parlamentare, il vessillo da combattimento è stato ammainato, le truppe sono rientrate in caserma e il tema è sparito dall'agenda politica. O peggio: quel poco di iniziativa che si è presa al riguardo è stato giudicato perfino dalla Confindustria come un passo indietro rispetto alle posizioni del governo Prodi. La conclusione non può che essere amara e per nulla rassicurante soprattutto in tempi di crisi acuta che richiederebbero più che mai di liberare
i consumatori dalla sopraffazione delle corporazioni, anteponendo l'interesse generale a quello dei feudatari del mercato.